Bassista dal 1990

Giancarlo Santarini Bassista

Storia, strumenti, collaborazioni e attività musicali: la mia strada dal divieto della batteria al basso elettrico.

Mio padre alla batteria
Mio padre alla batteria

La mia storia come musicista (inizialmente come pesta-tamburi) nasce grazie a mio padre, batterista professionista di lunga data (per un certo periodo era stato batterista di Perez Prado), che non voleva che io suonassi la batteria. Forse temeva la fatica a causa della mia salute cagionevole, forse conosceva troppo bene quel mondo.

Così mi iscrisse prima a un corso di pianoforte e solfeggio, poi a uno di chitarra. Ma io non riuscivo a trovare me stesso in nessuno di quegli strumenti. Dentro di me c’era un ritmo che voleva uscire, e quel ritmo aveva bisogno di tamburi.

Alla fine, di nascosto, iniziai a suonare la batteria con un gruppetto di amici nella cantina di una scuola. Un giorno registrai una prova su una cassetta. A casa la stavo riascoltando quando mio padre si fermò sulla soglia della mia stanza e mi chiese, con un tono serio che non dimenticherò mai:

«Chi sta suonando la batteria?»

Risposi, intimorito ma orgoglioso, che ero io. «Chi ti ha insegnato?» «Nessuno… suono da qualche mese e studio da autodidatta.» Da quel momento qualcosa cambiò. Non disse che avevo fatto bene, non mi fece complimenti: iniziò a darmi consigli, a correggermi, a guidarmi. Era il suo modo di riconoscere che quella poteva essere davvero la mia strada.

Dalla batteria al basso

Passarono gli anni, mi comprai la prima batteria e nel 1987 iniziai a studiare teoria musicale, strumento e solfeggio come batterista e percussionista presso il “Piccolo Conservatorio Milano Musica”, sotto la guida del maestro Prina.

La disciplina entrò nella mia vita, ma nel 1990 arrivò la svolta definitiva: lasciai la batteria perché il mio gruppo di allora si disgregò e perché non disponevo di uno spazio dove esercitarmi. Ogni volta significava trascinare lo strumento su e giù per quattro piani — senza ascensore — e quella fatica finì per spegnere il mio entusiasmo.

Deluso mi comprai un basso elettrico, pensando che con sole quattro corde sarebbe stato facile. Invece il basso accese in me qualcosa di speciale.

Io in concerto nel 1987
In concerto, 1987

Lo studio e le prime collaborazioni

Studiavo al Centro Formazione Musica di Corsico con il maestro Marco Mistrangelo, ed ogni lezione era una rivelazione. Lui non era un maestro “tradizionale”, ma un ragazzo più giovane di me che mi trasmetteva tutto il suo amore per questo strumento.

Mi impegnavo a studiare dopo cena fino al mattino successivo e nel tempo libero, per diventare “armonico” come un tastierista e “ritmico” come un batterista. Dopo due anni e mezzo iniziai a suonare come bassista con musicisti più bravi di me: questo mi costringeva a cercare di essere sempre all’altezza e a studiare sempre di più.

Nel 1992 iniziarono le prime collaborazioni: Walking Heads, gruppi minori, e lo studio con il maestro Ezio Salfa.

Nel 1993 fondai il gruppo Halta Frequenza, un progetto che per me divenne un laboratorio creativo importante. Dietro quel nome ci sono amicizie ancora vive, prove infinite, esperimenti sonori e la sensazione di costruire qualcosa di autentico.

Nat Wright
Nat Wright

Incontri che lasciano il segno

In quel periodo collaborai anche con Max Donovan, un giovane sassofonista americano davvero talentuoso scomparso prematuramente, e Nat Wright, una voce storica accompagnata da musicisti come Paul Chambers e Ron Carter — da ricordare il brano soul jazz “I Love You Baby”, rilanciato poi da Gloria Gaynor in versione disco. Esperienze che ampliarono il mio linguaggio musicale.

Nel 1994 entrai a far parte di una big band, immergendomi in un contesto orchestrale che richiedeva precisione e ascolto. Nel 1995 frequentai la Nuova Accademia di Musica Moderna, studiando con il maestro Giacomo Lampugnani, che ampliò radicalmente la mia visione della musica e dello studio sullo strumento. Nel 1996 rifondai gli Halta Frequenza con una formazione più matura.

Dal 1997 a oggi

Dal 1997 ad oggi ho avuto il privilegio di suonare con molti musicisti — di alcuni purtroppo non ricordo più il nome — ognuno dei quali ha lasciato un segno nel mio modo di intendere il basso e la musica.

Oggi continuo a studiare, a suonare e a cercare nuove strade. La musica per me non è mai stata un capitolo chiuso, ma un percorso in continua evoluzione. Per questo sono attualmente alla ricerca di nuove collaborazioni, nuovi progetti e nuove persone con cui condividere questa fortissima passione.

Se cercate un bassista, chiamatemi.

Io bassista oggi
Bassista oggi

Ringraziamenti

Ai miei docenti

Marco Mistrangelo, Ezio Salfa e Giacomo Lampugnani.

Ai maestri

Marco Bianchi, Giorgio Di Tullio, e un pensiero affettuoso al caro Silvio Verdi, che ci ha lasciati anni fa, per tutte le volte che mi hanno permesso di ascoltarli e di imparare cosa vuole dire essere un vero musicista, durante le loro prove come trio “Everest”.

Ai musicisti

A tutti coloro che in questi anni hanno collaborato e condiviso questa passione con me (ne cito solo alcuni che hanno lasciato un segno nel mio cuore):

  • Batteristi: Maurizio Beretta, Marco Scacchetti, Luca Turolla, Enzo Morreale
  • Chitarristi: Maurizio Indiano, Francesco Nicastro, Mauro Varisco, Andrea Vendramin, Mario Manduci, Marco Biassoni
  • Pianisti/tastieristi: Andrea Rogato, Andrea Gallina, Angelo Jannazzone
  • Sassofonisti: Matteo Battiston, Alfonso Izzo, Roberto Del Balzo
  • Voci: Roberta Calende, Dinara Timergaleeva, Simona Scardino
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