Il mio Condominio · editoriale

RISTRUTTURARE CASA: CASE GREEN

Editoriale di prova archivio UAP

18 Settembre 2026

Dal 3 agosto 2026 nuove regole per chi riqualifica casa. E nel 2027 potrebbe tornare l’Ecobonus al 65%

Quando a febbraio abbiamo pubblicato l’Episodio 6 della nostra serie dedicata alle Case Green, avevamo lasciato una data cerchiata sul calendario:

3 agosto 2026.

Quella data è arrivata; il Decreto Legislativo 5/2026, con il quale l’Italia ha recepito la RED III, la Direttiva europea sulle energie rinnovabili, è ormai operativo anche per alcune disposizioni che riguardano gli interventi sugli edifici esistenti. Nel frattempo sono diventati operativi anche i nuovi Requisiti Minimi di prestazione energetica, introdotti dal Decreto 28 ottobre 2025.

Infine, proprio in queste ore, il Governo in queste ore sta valutando di riportare nel 2027 l’Ecobonus fino al 65% per alcuni interventi di riqualificazione energetica: cappotti, infissi, pompe di calore, condizionatori, sistemi ibridi, solare termico e schermature solari. Attenzione però: questa è, al momento, soltanto un’ipotesi allo studio per la prossima Manovra, non è ancora una legge approvata.

Ma, mettendo insieme tutte queste novità, la direzione appare sempre più chiara:

Le nostre case dovranno progressivamente consumare meno energia, utilizzarla meglio e produrne una parte sempre maggiore attraverso fonti rinnovabili.

Vediamo allora cosa significa, concretamente, per chi sta pensando di ristrutturare casa.

Case Green: un po’ di ordine

Quando si parla di “Case Green” sembra spesso che esista un’unica grande legge europea che stabilisca cosa dobbiamo fare nelle nostre abitazioni, ma non è così.

Ci sono norme diverse che stanno procedendo parallelamente e che, quando ristrutturiamo una casa, possono incontrarsi. Per te che devi ristrutturare o riqualificare casa, però, non è necessario imparare sigle e numeri di decreti: è molto più utile comprendere tre concetti:

·         il primo riguarda quanto deve essere efficiente la casa: pareti, tetto, serramenti e impianti devono rispettare determinati requisiti energetici;

·         il secondo riguarda come produciamo l’energia che continua a servirci: in alcuni interventi diventa obbligatorio coprirne una parte attraverso fonti rinnovabili;

·         il terzo riguarda quanto lo Stato può aiutarci economicamente a realizzare questi interventi attraverso le detrazioni fiscali.

In altre parole consumare meno, utilizzare più rinnovabili e, forse, incentivare maggiormente chi lo fa.

È su questi tre binari che si sta muovendo la riqualificazione energetica delle nostre case.

Cosa è cambiato dal 3 agosto 2026?

La novità più recente arriva dal D.Lgs. 5/2026, che ha recepito in Italia la RED III. Uno degli effetti più interessanti è l’ampliamento degli obblighi relativi alle Fonti Energetiche Rinnovabili, le cosiddette FER, anche ad alcuni interventi sugli edifici esistenti.

Questo non significa affatto che:

“Da agosto, se ristrutturo casa, devo mettere il fotovoltaico.”

Gli obblighi dipendono dal tipo e dall’entità dell’intervento che realizziamo ed è proprio questa la prima cosa che devi sapere per programmare una riqualificazione energetica:

due lavori che sembrano simili possono essere sottoposti a regole diverse.

Se rifaccio l’impianto di riscaldamento o climatizzazione, cosa cambia?

Se su un edificio esistente realizziamo un intervento che rientra nella ristrutturazione dell’impianto termico, la nuova disciplina prevede che una parte dell’energia necessaria alla climatizzazione provenga da fonti rinnovabili, nell’ordine del 15% della somma dei consumi per la climatizzazione invernale ed estiva.

Ed è importante sottolineare proprio queste ultime parole:

      invernale ed estiva.

La normativa non guarda più soltanto a come riscaldiamo la nostra casa durante l’inverno ma guarda anche a come la raffreschiamo durante l’estate e, considerando quanto sono diventate calde le nostre città negli ultimi anni, non è un particolare secondario.

Se cambio solo la caldaia?

Qui bisogna evitare un equivoco:

Cambiare una caldaia non significa automaticamente ristrutturare l’impianto termico.

La semplice sostituzione di un generatore e la ristrutturazione dell’impianto sono interventi tecnicamente differenti, quindi non devi pensare: “La mia caldaia si è rotta, la sostituisco e automaticamente devo produrre il 15% dell’energia da fonti rinnovabili.”

Non funziona così; bisogna prima capire che tipo di intervento stiamo realmente facendo, ed è proprio per questo che, soprattutto quando l’intervento sull’impianto diventa importante, la scelta non dovrebbe cominciare dal catalogo della nuova caldaia o della pompa di calore, ma da una verifica della casa e dell’impianto esistente.

E se faccio il cappotto termico?

Il cappotto è probabilmente l’esempio migliore per capire come stanno cambiando le regole; infatti, quando isoliamo una casa facciamo una cosa apparentemente molto semplice:

cerchiamo di evitare che disperda energia.

In inverno vogliamo trattenere maggiormente il calore all’interno mentre in estate vogliamo limitare il surriscaldamento; di conseguenza, dopo aver realizzato un cappotto, la nostra casa avrà bisogno di una quantità di energia diversa per essere riscaldata e raffrescata ed è qui che entrano in gioco entrambi gli apparati normativi dei quali stiamo parlando:

·         il nuovo Decreto Requisiti Minimi stabilisce come deve comportarsi energeticamente l’involucro;

·         il D.Lgs. 5/2026 può invece entrare in gioco, quando l’intervento raggiunge determinate caratteristiche, anche per stabilire quanta parte dell’energia necessaria debba essere coperta attraverso fonti rinnovabili.

Un solo intervento, quindi, può coinvolgere due aspetti differenti: quanto riduco il consumo della casa e come produco l’energia che continua a servirmi.

Ma qualsiasi cappotto fa scattare questi obblighi?

No: la normativa energetica ha stabilito che uno dei parametri fondamentali è il superamento del 25% della superficie disperdente riscaldata lorda complessiva dell’edificio.

Successivamente occorre capire se l’intervento ricada nel cosiddetto primo o secondo livello e quali prescrizioni debbano essere applicate ed a te, interessa soprattutto un concetto:

non è la parola “cappotto” a determinare automaticamente gli obblighi. È l’entità dell’intervento che devi realizzare.

E se cambio soltanto gli infissi?

Per gli infissi il discorso è ancora diverso poiché il D.Lgs. 5/2026 non introduce un nuovo obbligo specifico semplicemente perché decidiamo di sostituire le finestre. Questo non significa, però, che nel 2026 non siano cambiate le regole ma che sono operativi i nuovi Requisiti Minimi introdotti dal D.M. 28 ottobre 2025, che intervengono anche sulle prestazioni energetiche dell’involucro e quindi sui requisiti che, nei casi previsti, devono rispettare i nuovi serramenti.

Per semplificare:

·         cappotto e serramenti servono a ridurre l’energia di cui la casa ha bisogno;

·         impianti efficienti servono a utilizzare meglio quell’energia;

·         le fonti rinnovabili servono a produrne una parte in maniera differente.

Tre pezzi dello stesso problema.

Perché non ha più senso scegliere prima il cappotto, poi i serramenti e infine la caldaia

Qui arriviamo probabilmente alla cosa più utile per chi deve davvero ristrutturare casa.

Per anni abbiamo ragionato per singoli problemi:

·           la casa è fredda? Facciamo il cappotto.

·           Gli infissi sono vecchi? Cambiamo gli infissi.

·           La caldaia consuma troppo? Cambiamo la caldaia.

·           D’estate fa caldo? Mettiamo i condizionatori.

Ma una casa non funziona per compartimenti stagni difatti se facciamo il cappotto, cambia la quantità di energia necessaria per riscaldarla; se sostituiamo i serramenti, cambiano nuovamente le dispersioni; se riduciamo drasticamente il fabbisogno energetico, potrebbe cambiare anche la potenza dell’impianto di cui abbiamo realmente bisogno; se installiamo una pompa di calore, diventano importanti il tipo di terminali presenti in casa e le temperature alle quali devono funzionare e se aggiungiamo il fotovoltaico, cambia ancora una volta il bilancio energetico complessivo.

Ogni scelta influenza le altre ed ecco perché la vera evoluzione delle Case Green non consiste semplicemente nell’obbligo di installare questo o quel prodotto ma consiste nel cominciare a considerare la casa come un unico sistema energetico.

Un esempio molto semplice

Immaginiamo un appartamento costruito negli anni Settanta con pareti poco isolate, vecchie finestre e un impianto dimensionato per una casa che disperde molta energia.

Poi interveniamo realizzando un cappotto, cambiando gli infissi, isolando meglio la copertura; a questo punto la casa ha bisogno di molta meno energia.

Probabilmente non ha senso scegliere il nuovo impianto prima di sapere quale sarà il nuovo fabbisogno, eppure è un errore che si commette frequentemente: acquistare prima i singoli prodotti e cercare successivamente di farli convivere.

Il percorso dovrebbe essere esattamente l’opposto: prima capire la casa, poi progettare gli interventi e infine scegliere i prodotti.

Ma devo fare tutto contemporaneamente?

No: una famiglia può sostituire oggi i serramenti, intervenire sull’impianto tra qualche anno e installare successivamente un impianto fotovoltaico, oppure può approfittare del rifacimento della facciata condominiale per realizzare un cappotto.

Non è necessario fare tutto insieme ma è opportuno avere sin dall’inizio una visione d’insieme perché una caldaia o una pompa di calore possono accompagnarci per quindici o vent’anni, i serramenti possono rimanere nella nostra casa per trenta ed un cappotto per molti decenni; quello che realizziamo oggi deve quindi funzionare bene non soltanto alla fine del cantiere, ma anche con gli interventi che potremmo realizzare domani.

E se vivo in condominio?

Naturalmente tutto diventa più complesso perché possiamo avere un impianto centralizzato, un tetto comune, una facciata condominiale, poco spazio per le unità esterne o vincoli che rendono alcune soluzioni difficili da realizzare ed è proprio qui che frasi come “Basta mettere la pompa di calore” oppure “Mettiamo il fotovoltaico” mostrano tutti i loro limiti.

La soluzione migliore per una villetta non è necessariamente quella migliore per un appartamento al quinto piano di un condominio degli anni Sessanta. La riqualificazione energetica deve partire dall’edificio reale, non da quello ideale.

E adesso potrebbe tornare anche l’Ecobonus al 65%

Fin qui abbiamo parlato soprattutto di regole ma chi deve ristrutturare casa ha inevitabilmente un’altra domanda:

quanto mi costa tutto questo?

Secondo quanto anticipato il 13 settembre 2026, il Governo starebbe valutando per la prossima Legge di Bilancio il ritorno di un Ecobonus fino al 65% per alcuni interventi destinati all’efficientamento energetico degli edifici e tra quelli indicati nelle anticipazioni troviamo proprio:

infissi, cappotti termici, pompe di calore e condizionatori, sistemi ibridi, solare termico e schermature solari.

Sono, guarda caso, molti degli interventi dei quali stiamo parlando in questo articolo.

Attenzione: il 65% oggi non esiste

Il nuovo Ecobonus al 65%, al momento in cui scriviamo, è soltanto un’ipotesi allo studio, non è stata approvata una nuova detrazione al 65%, non sappiamo ancora quali saranno esattamente gli interventi ammessi, non conosciamo eventuali limiti di spesa, requisiti o condizioni e non sappiamo neppure quale sarà definitivamente il rapporto tra abitazione principale e altri immobili; tutto questo dovrà essere definito nella prossima Legge di Bilancio.

Quindi attenzione ai titoli:

“Ecobonus al 65%” oggi significa “possibile Ecobonus al 65%”.

Quindi, se devo fare cappotto o infissi, mi conviene aspettare il 2027?

Oggi sarebbe prematuro dirlo perché il regime fiscale del 2026 è una certezza normativa invece il 65% del 2027, è ancora un’ipotesi.

Rinviare una ristrutturazione già programmata soltanto nella speranza di ottenere una detrazione maggiore potrebbe quindi rivelarsi una scelta sbagliata ed allo stesso modo, però, chi sta semplicemente iniziando a programmare un intervento di riqualificazione energetica per il prossimo anno farà bene a seguire con attenzione la prossima Legge di Bilancio.

Solo quando avremo il testo definitivo potremo confrontare ciò che esiste oggi con ciò che esisterà realmente nel 2027, non prima.

Case Green: dove siamo arrivati a settembre 2026?

Facciamo allora il punto; oggi il percorso verso la riqualificazione energetica delle nostre case si sta muovendo su tre livelli:

  • il primo riguarda l’efficienza energetica: i nuovi Requisiti Minimi stabiliscono prestazioni sempre più precise per involucro e impianti;
  • il secondo riguarda le fonti rinnovabili: il D.Lgs. 5/2026, recependo la RED III, amplia gli obblighi FER anche ad alcuni interventi sugli edifici esistenti;
  • il terzo potrebbe essere quello degli incentivi: il Governo sta valutando di riportare fino al 65% l’Ecobonus per alcuni interventi di efficientamento energetico.

Tre strade diverse, che stanno iniziando a convergere verso lo stesso obiettivo e che possiamo riassumere in tre parole:

efficienza, rinnovabili, incentivi.

E la Direttiva europea Case Green?

Naturalmente il percorso non finisce qui poiché la RED III e la Direttiva Case Green - EPBD non sono la stessa cosa in quanto la prima riguarda soprattutto lo sviluppo e l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili e la seconda guarda più complessivamente alla prestazione energetica degli edifici e al progressivo percorso di decarbonizzazione del patrimonio immobiliare europeo.

Il recepimento e l’attuazione della EPBD continueranno quindi ad aggiungere nuovi tasselli alla normativa italiana che non mancheremo di monitorare.

Cosa devi ricordare se devi ristrutturare casa?

Non serve imparare percentuali, formule e decreti ma sono altre le cose importanti: prima di decidere di fare un cappotto bisogna capire come si comporta energeticamente l’edificio; prima di acquistare una pompa di calore bisogna capire di quale impianto avrà realmente bisogno la casa; prima di sostituire i serramenti bisogna capire come quell’intervento si inserisce nella riqualificazione complessiva e prima di rimandare un lavoro sperando nel 65% bisogna aspettare che il 65% diventi davvero una legge:

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