L’ufologo Preston Dennett ha raccolto dieci testimonianze di incontri, avvenuti nell’arco di quasi sessant’anni e in diversi continenti. Considerata singolarmente, ciascuna testimonianza rimane difficile da verificare. Osservate nel loro insieme, tuttavia, queste esperienze sembrano presentare alcuni elementi ricorrenti: esseri luminosi o figure dall’aspetto umano, comunicazione telepatica, vicinanza a un oggetto volante, alterazioni della memoria e, in alcuni casi, effetti fisici attribuiti all’incontro.
Uno dei casi risale al giugno del 1956, nel Missouri. Un bambino di sei anni avrebbe visto, in un giardino vicino, una figura luminosa di grandi dimensioni che gli avrebbe comunicato telepaticamente di non avere paura. Nel marzo del 1959, in Mississippi, un altro bambino avrebbe invece osservato un oggetto aprirsi nel cielo e una donna vestita di bianco. In seguito, associò quell’episodio alla guarigione di un’ustione che aveva sul braccio.
Dennett menziona anche il caso di un agricoltore cinese che, nel 1971, avrebbe incontrato in un campo di grano una figura argentata con un elmo rotondo. Nell’aprile del 1973, nei pressi di Manor, in Pennsylvania, un motociclista avrebbe osservato un oggetto dalla forma insolita. Dopo essersi fermato, avrebbe notato una figura collegata all’oggetto mediante una sorta di cordone luminoso. Nello stesso periodo, altri testimoni segnalarono la presenza di un UFO nella zona.
Anche le testimonianze più recenti presentano temi analoghi. Nel 2014, in Montana, un cacciatore dichiarò di aver visto un velivolo atterrare, dal quale sarebbero emerse tre figure dall’aspetto umano. Secondo il suo racconto, avrebbe poi comunicato telepaticamente con loro.
Questi episodi non costituiscono, naturalmente, una prova scientifica dell’esistenza o della presenza di intelligenze non umane. Alcuni casi risalgono a molti decenni fa, si basano prevalentemente sui ricordi dei testimoni e non dispongono di documentazione strumentale verificabile. Le somiglianze tra i racconti potrebbero riflettere una realtà comune, ma potrebbero anche derivare dalla diffusione culturale di immagini e archetipi associati agli extraterrestri o, più semplicemente, dal modo in cui le esperienze straordinarie vengono ricordate e raccontate.
La domanda «perché no?» rimane comunque legittima. Se un’intelligenza volesse manifestarsi senza stabilire un contatto pubblico e inequivocabile, apparizioni brevi, forse adattate al singolo testimone e capaci di lasciare poche tracce, potrebbero produrre proprio questo genere di casistica: numerosa, ricorrente in alcuni suoi elementi, ma quasi sempre incompleta.
L’interesse di una raccolta di questo tipo, quindi, risiede meno nel voler proclamare una conclusione definitiva e più nell’individuare gli elementi che sarebbe importante ricercare nei casi futuri: la presenza di più testimoni indipendenti, dati medici raccolti immediatamente dopo l’evento, tracce fisiche documentate, indicazioni precise su orari e luoghi e la presenza simultanea di fenomeni osservati o registrati indipendentemente.
Gli incontri con presunti umanoidi rimangono così al confine tra narrazione e indagine. La ricorrenza di determinati elementi non è sufficiente a convalidarne la natura straordinaria, ma rappresenta comunque un motivo per documentare con maggiore rigore e attraverso più strumenti quelle esperienze che, con ogni probabilità, continueranno a essere segnalate.